Notò l'atteggiamento insolito della ragazza, corrugò la fronte, stupito ancora di più da quella domanda. Razionalmente, era una curiosità plausibile, ma qualcosa in Lelouch faceva fatica ad apprenderne tutti i risvolti.
Come se avesse un blocco, ma sentisse dall'altra parte di un muro di ghiaccio vorticare le acque.
- Proprio lui... perché lui ha colpito me.
Disse, in riferimento alla partita, totalmente cieco a quello che, invece, avveniva dentro il suo cuore.
- Dopotutto, nessun Grifondoro è nato mai da un Serpeverde e, se ci sono stati, i padri se ne sono liberati finché erano in tempo. Con metodi più o meno drastici. Suzaku invece cammina alla luce del giorno, come fa?
Erano riflessioni rivolte più a se stesso che a Cera. Infatti ignorandola si alzò e andò sotto a una grande vetrata, osservando i movimenti della luce tra le onde del lago.
Era sempre molto scuro, nelle stanze della casata dei Serpeverde.
- Credo che andrò a fare una passeggiata. Ti faccio portare qualcosa da mangiare, hai una brutta cera.
Aveva il bisogno di stare da solo. Solo lui... e il pensiero del Grifondoro.
***
Aveva firmato autografi e fatto foto con le fangirl, e senza accorgersene era passata più di un'ora e mezza, e lui aveva ancora addosso i vestiti della partita.
Così Gino baciandone tre o quattro sulle labbra (le prime che aveva sottomano), le salutò chiedendo perdono, ma gli
urgeva un bagno.
Loro si sciolsero in lacrime e grida, seguendolo fino alla porta dello spogliatoio, che lui richiuse fermamente alle spalle per non essere assalito anche nei bagni.
Non che gli fosse dispiaciuto in un altro momento,
ma qualcosa era andato storto.
Lui non era il tipo da analizzare le situazioni, anzi: le prendeva sempre dal primo verso con cui gli si profilavano davanti. Era stata una vittoria schiacciante, però, tragedia delle tragedia, Suzaku...
... non avevano potuto festeggiare di cioccorane a partita conclusa! Questo sì che faceva male. Era un rito: dopo ogni vittoria, le grida di esultanza negli spogliatoi, e le loro cioccorane.
Invece Suzaku aveva mollato tutto e tutti senza una parola, recandosi in infermeria per scusarsi col Serpeverde.
Oh, Gino lo conosceva abbastanza per sapere cosa gli frullava in testa, e quella era l'unica spiegazione plausibile.
Suzaku Suzaku, era un così bravo battitore, non poteva essere considerato stupido, ma a volte per Gino quella testa dura era un mistero.
Si mise sotto il getto bollente, salutando un paio di compagni che si erano attardati nelle docce per
comprensibili attività.
Sbuffò. Se solo una volta, almeno una volta, anche Suzaku fosse stato così poco...
riottoso.
La timidezza, agli occhi di Gino, era una malattia grave. Sarà stato per carattere, o perché aveva spesso passato le vacanze degli zii Serpeverde: sia la propria che la loro famiglia, erano purosangue, e anche se Gino non aveva niente contro i babbani (infatti per lui, semplicemente,
non esistevano), aveva imparato molte cose dai cugini. Ad esempio, divertirsi nella vita era prioritario, senza farsi duemila problemi con cose inutili (cosa che oltretutto gli aveva sempre detto anche sua mamma!).
Non era né buono né cattivo, Gino: sembrava indifferente a qualsiasi classificazione in tal senso. Agiva di istinto.
Proprio quando chiuse l'acqua, sentì rumori nello spogliatoio. Aveva i capelli biondi completamente sciolti, le ciocche di solito annodate in trecce lunghe fino alle scapole, la pelle chiara arrossata dal getto bollente.
Andò a controllare, e vide Suzaku che cercava di fare piano. Ma aveva degli ottimi sensi, si accorse che era emerso dalle docce.
- Suzaku! Finalmente! Cosa sei stato in giro a combinare? Non dirmi che finalmente hai ceduto alle avances di quella corvonero pazza... Come si chiama...? Ah, Kallen!
Gli andò incontrò, e passò una mano tra i capelli, tirandoli piano.