La luce sezionava la stanza in poligoni regolari. Era così intensa che il pulviscolo sembrava oro, ma l'ambiente aveva toni troppo scuri per rifrangerla: restava languente sul pavimento, gettando sugli oggetti, che la infrangevano, bagliori puntiformi.
Il ragazzino entrò in punta di piedi, accostando la porta alle sue spalle con quanta più lentezza gli riusciva: non doveva fare neanche uno scricchiolo, o il maggiordomo sarebbe potuto arrivare, e non gli andava di farsi trovare nella libreria del padre. Gli era vietato entrare lì dentro, e lui detestava cordialmente quella stanza: era troppo semplice, spoglia, scura.
Ma oggi, oggi era
necessario (inoltre, suo padre era via per lavoro, e questo dava altro coraggio).
Alzò gli occhi, verso gli angoli della libreria. Suo padre non leggeva nulla di quello che era accumulato lì dentro, diceva sempre che il nonno gli aveva lasciato un ammasso di cose inutili. Le lasciava lì solo perchè riempivano gli spazi, ed avevano l'aria di volumi molto vecchi e rispettabili. Decorosi.
Suzaku si accigliò, cercando la scala per arrampicarsi. Avrebbe dato una lezione a Lelouch, così imparava a dire che non c'era libro che lui non fosse capace di capire! Sarebbe salito sul ripiano più alto, dove era convinto ci fossero i libri più difficili, avrebbe preso quello col titolo più difficile di tutti, glielo avrebbe portato e avrebbe riso come un matto.
Osservò le copertine, nel buio non era facile scegliere. E, soprattutto, erano
tutte in francese. Si lasciò guidare dall'istinto, prese un tomo un po' sottile, ma molto alto, e gli sembrò sufficientemente minaccioso. Lo ripulì dalla polvere con le dita, represse uno starnuto, scese giù. Gli occhi verdi erano brillanti, mentre riponeva tutto esattamente come prima, faceva in punta di piedi la strada al contrario, e richiuse dietro di sè la porta dello studio.
***
Lelouch si era ritrovato un libro sulla scrivania, lo osservò. In un primo istante aveva pensato fosse stata Sayoko, la cameriera francese: era con lei che si allenava a tenere fluente quella lingua, e un libro in francese non doveva stupirlo, forse era un regalo. Tuttavia era strano. Ripensandoci, doveva essere stato Suzaku, che lo stava sfidando. Ma bene!
Aveva sorriso, preso il libro e tuffato sul letto. Era andato subito all'ultima pagina, per vedere l'anno di pubblicazione: era stato cancellato. Dall'odore delle pagine doveva avere almeno quaranta, o forse cinquanta anni. Suzaku era andato sicuramente a
rifornirsi nella libreria proibita.
Voltò il tomo, aprì, lesse il titolo. Non gli diceva niente di particolare. Incuriosito, prese a leggere. Lesse, lesse, finché le guance non furono troppo rosse e staccò occhi e mani da quel libro stranissimo. Lo... turbava. Erano cose che non avrebbe dovuto leggere. Lo nascose sotto il materasso, prese il cappotto dall'armadio, senza curarsi di richiuderlo, ed uscì dalla stanza cercando un po' d'aria. Incontrò Sayoko nel corridoio, la informò che aveva bisogno di passeggiare.
Senza più guardare nessuno fece le scale e fu fuori.
La temperatura ancora rigida e invernale lo ristorò immediatamente. Chissà dove era finito quello sciocco, avrebbe dovuto chiedere a Sayoko, ma finché non fu tra gli alberi non si fermò affatto. Rallentò il passo, prendendò profondi respiri. Cercò di non ripensare a quel libro. Sentiva la mancanza di Suzaku come uno strappo fisico. Si guardò intorno, riprese a correre finchè non arrivò a una grande quercia.
- Suzaku! Suzaku!
Gridò, più forte che potè, aguzzando lo sguardo per distinguere un movimento, anche minimo, tra i rami. Il posto preferito di Suzaku era molto in alto, si vedeva appena. Nessuna risposta, e Lelouch capì che l'altro non era lì. Fu solo allontanandosi dal grande ombrello di foglie che si accorse che stava venendo a piovere. Sentì alcune gocce sul viso, ma non fece ritorno verso casa. Chiamò ancora Suzaku, aggirandosi nei dintorni dell'albero. Solo quando l'acqua iniziò a scendere compatta si decise a tornare indietro.
Il rumore dei lampi era più inquietante del solito. Perché Suzaku se n'era andato via senza dirgli niente? Doveva essersi recato dalla gente di sua madre, ecco dove! Il ragazzino strinse i denti, affannato: non era un buon corridore, e col fango era più difficile muoversi nella foresta. Per fortuna lui e Suzaku andavano lì così spesso che conosceva, ormai, quasi ogni albero e traccia. Era terribile fare quella strada da solo, bagnato come un pulcino, e preda dei dubbi più forti sul perché, ultimamente, sentiva Suzaku così distante.
Jeremiah, il maggiordomo, era uscito con un ombrello e correva nella sua direzione: doveva essersi preoccupato. Lelouch si lasciò scortare sotto il portico, starnutendo, Jeremiah lo rimproverò duramente, e lui non rispose niente. Si lasciò spogliare, lavare le mani, mettere nuovi vestiti caldi, vicino al fuoco in salone, per fare asciugare i capelli.
Gli salì un po' di febbre, Jeremiah gli fece preparare del latte, ci mise dentro del liquore, e mise a letto. Se fosse salita la temperatura, avrebbe chiamato un medico. Anche se, Lelouch pensò con una punta di amarezza, avrebbe poi dovuto giustificare davanti a Gembu le spese mediche, per quella che il padrone di casa avrebbe considerato una faccenda per niente grave.
Restò rannicchiato tra le lenzuola, guardando fuori la finestra. Si addormentò con una smorfia.
***
Edited by karura - 25/9/2009, 20:11